Introduzione

Solo dopo che una cosa l’abbiamo persa, riusciamo a capirne l’importanza; così, per esempio, solamente oggi che sono rimasti in pochi ad esprimersi correntemente in sardo ci rammarichiamo del fatto che la nostra lingua stia scomparendo. Allo stesso modo, la curiosità e l’interesse che suscita in tanti il Sei di Mogoro Se…. è forse dovuta al fatto che, seppure inconsapevolmente, sentiamo che quella comunità, quel paese, non esiste più se non nelle immagini che lo rappresentano.

Dopo la raccolta di testimonianze del nostro recente passato registrate dalla viva voce dei protagonisti e racchiuse nel libro In Mòguru a is tempus nostus… (a cura di Stefano Cherchi, ed. PTM 2013); un’altra raccolta, questa volta fotografica e digitale, che ci racconta come eravamo.

Un come eravamo che assume e riflette tutto il fascino che emanano e conservano le fotografie in bianco e nero. Un fascino che nessuna foto attuale riesce ad eguagliare.

Sono foto, queste, che raccontano, più o meno, un secolo di storia.

Ma la raccontano dalla parte degli uomini e delle donne che vivono, lavorano, soffrono, gioiscono, amano, si sposano e mettono su famiglia; dei bambini e delle bambine che vanno a scuola (quando ci vanno…), che giocano, che faticano (anche loro…), che si vestono per la festa o si mettono in posa per la foto di famiglia.

D’altra parte, le foto, queste foto, non parlano da sole. Sono flash, momenti di vita domestica, quotidiana, rubati e immortalati da fotografi occasionali (i più) o professionisti (pochi) per gli scopi più disparati. La prima trebbia, il fidanzamento, la prima comunione, la processione, la scolaresca, il raduno fascista…

Ricordare, perpetuare, informare, documentare… chi e cosa siamo stati.

Obiettivi metaforici e virtuali, reali e materiali per i quali le foto sono state qui raccolte, catalogate, digitalizzate e rese accessibili a tutti.

Al di là del rapporto affettivo che ancora possono conservare per chi, in queste foto, riconoscerà familiari e amici, le foto raccolte sono una testimonianza diretta e incontrovertibile del nostro passato. Provengono dal passato, sono il passato, ma non lo sono più. Nel momento stesso in cui vengono interrogate si trasformano, per ciò stesso, in reperti e fonti storiche che rispondono, per quanto possono, alle nostre domande.

Esse costituiscono un ponte, un testimone, una verifica delle nostre credenze, delle nostre convinzioni, dei nostri pregiudizi.

Specchiarci in esse ci aiuta a capire quanta strada abbiamo percorso, forse troppo in fretta senza voltarci mai indietro, ma quanta ancora dobbiamo farne.

Perchè, come scrive Jacques Le Goff “Se il contemporaneo risarcisce il passato” è in quanto “il passato deve servire al presente” per “non vivere come vittime”.

Si ringraziano:
Valentina Melis, Giuseppe Broccia, e  Davide Melis per il lavoro fatto.
Tutti i mogoresi che hanno gentilmente concesso l’utilizzo delle fotografie.
Un grazie preventivo a tutti coloro che vorranno implementare l’Archivio fotografico con foto, notizie, commenti o curiosità.

Maria Cristiana Scanu
Assessore alla cultura e istruzione
Sandro Broccia
Il Sindaco